10) Hegel. Il senso della storia  che la ragione governa il
mondo.

Secondo Hegel la filosofia si deve accostare alla storia con un
unico presupposto, che la ragione governa il mondo e quindi la
storia si svolge razionalmente. Egli accenna fugacemente al
rapporto fra la ragione e Dio, ma ne fa comprendere la perfetta
coincidenza. L'attivit filosofica infine ha il compito di
eliminare dalla storia ci che considera accidentale.
G. W. F. Hegel, Lezioni sulla filosofia della storia (pagine 453-
456).

Intorno al concetto della filosofia della storia, da noi
presupposto in via provvisoria, voglio anzitutto osservare che,
come ho detto, si rimprovera in prima linea alla filosofia di
accostarsi alla storia con pensieri e di considerarla secondo
pensieri. Ma l'unico pensiero che essa porta con s  il semplice
pensiero della ragione: che la ragione governi il mondo, e che
quindi anche la storia universale debba essersi svolta
razionalmente. Questa convinzione e nozione  un presupposto,
rispetto alla storia come tale. Ma nella filosofia essa non lo :
in essa, attraverso la conoscenza speculativa, vien dimostrato che
la ragione _ qui possiamo fermarci a questa espressione, senza
approfondire il suo nesso e il suo rapporto con Dio _  la
sostanza, cos come l'infinita potenza, che a se stessa  tanto
l'infinita materia di ogni vita naturale e spirituale quanto
l'infinita forma, attuazione di tale suo contenuto: _ la sostanza,
ci per mezzo di cui e in cui ogni realt  e sussiste; _
l'infinita potenza, perch la ragione non  cos impotente da
giungere solo al grado dell'idealit, del dover essere, e da
esistere solo al di fuori del reale, chiss dove, e certo soltanto
come qualcosa di particolare nella mente di alcuni uomini; _
l'infinito contenuto, cio ogni essenza e verit, onde essa 
materia a se stessa per l'elaborazione che la sua attivit compie.
Essa infatti, a differenza di un agire finito cui  necessaria la
condizione di un materiale esterno, non abbisogna di dati mezzi,
da cui debba ricevere l'alimento e gli oggetti della sua attivit:
essa consuma se stessa, ed  a se stessa materiale di
elaborazione. Come essa  rispetto a s l'unico proprio
presupposto, e il suo fine  il fine assoluto, cos con la sua
natura coincide la sua attuazione ed estrinsecazione da ci che 
interno verso ci che  manifesto, non solo nell'universo naturale
ma anche in quello spirituale, _ nella storia del mondo. Che ora
questa idea sia la verit, l'eternit, la potenza assoluta, che
essa si manifesti nel mondo e che nulla in esso si manifesti
all'infuori di questa sua grandezza ed onore,  appunto ci che,
come si  detto,  dimostrato nella filosofia, e che qui si
presuppone provato.
La considerazione filosofica non ha altro intento che quello di
eliminare l'accidentale. Accidentalit  lo stesso che necessit
esteriore, cio necessit che risale a cause le quali non sono
esse stesse che circostanze esteriori. Dobbiamo ricercare nella
storia un fine universale, il fine ultimo del mondo, e non uno
scopo particolare dello spirito soggettivo o del sentimento; lo
dobbiamo intendere attraverso la ragione, che non pu porre il
proprio interesse in un particolare scopo finito, ma solo in
quello assoluto. Questo  un contenuto che d e reca in s
testimonianza di se stesso, e in cui ha la sua base tutto ci che
l'uomo pu considerare come proprio interesse. Il razionale  ci
ch' in s e per s, e attraverso cui ogni cosa ha il suo valore.
Esso assume forme diverse: ma in nessuna ha pi chiaro aspetto
finale che in quelle che prende quando, nelle molteplici
formazioni che chiamiamo popoli, lo spirito esplica e manifesta se
stesso. Bisogna portare nella storia la fede e il pensiero che il
mondo del volere non  rimesso nelle mani nel caso. Che nelle
contingenze dei popoli elemento dominante sia un fine ultimo, che
nella storia universale vi sia una ragione _ e non la ragione di
un soggetto particolare, ma la ragione divina, assoluta _  una
verit che presupponiamo; sua prova  la trattazione stessa della
storia: essa  l'immagine e l'atto della ragione. Pi
propriamente, poi, la prova sta nella conoscenza della ragione
stessa, la storia non ne  che la riprova. La storia del mondo 
solo la manifestazione di questa unica ragione, una delle
particolari forme in cui essa si rivela, una copia dell'archetipo
raffigurata in un elemento speciale, in quello dei popoli.
La ragione riposa in s e ha in s il suo fine; essa porta se
stessa all'esistenza e realizza il suo sviluppo. Il pensiero deve
acquistar consapevolezza di questo fine della ragione. Questo
metodo filosofico pu inizialmente sorprendere un poco; e per la
cattiva abitudine dell'immaginazione pu esser considerato esso
stesso come accidentale, come una trovata. Ma chi non vede nel
pensiero la verit unica e la realt suprema non pu affatto
giudicare di questo metodo filosofico.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciottesimo, pagine 589-591.
